Sport, come affrontare il rischio infiammazione

Da premettere e ribadire fino allo sfinimento: lo sport non è la causa dei processi infiammatori, semmai la “medicina”. Non c’è ambito medico – e organico – che non riconosca l’esercizio fisico come fattore essenziale di prevenzione. È la sedentarietà, viceversa, il grande nemico della salute, favorendo l’insorgenza di malattie croniche, quali il diabete, le patologie cardio-vascolari, neurodegenerative, perfino tumorali. E in tutto questo non fa eccezione naturalmente la salute delle articolazioni, che chiedono di essere “usate” correttamente.

 

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Altra premessa, per capire per bene quello di cui si parla. L’“infiammazione”, di per sé, non è necessariamente un danno, anzi: si tratta di una risposta attivata dall’organismo, nell’ambito dell’esercizio fisico, proprio per “riparare” e rigenerare i tessuti lesi. Il problema è quando l’infiammazione è eccessiva, sicché, anziché riparare, genera del tessuto “cicatriziale” che tra l’altro aumenta il rischio di nuovi infortuni.

L’errore è dunque negli “eccessi”, e questo riguarda anche i nostri comportamenti. Parole d’ordine di ogni attività fisica: gradualità, prudenza, regolarità, proporzionalità; un’ora di corsa, ad esempio, può andar bene per una persona relativamente in forma, ma per un sedentario o obeso può essere esagerata, quindi rischiosa, specie per le articolazioni. Per tutti, l’imperativo è quello di un buon riscaldamento, capace di “attivare” correttamente muscoli e articolazioni (la cui salute, si ricordi, è strettamente correlata: potenziare i primi protegge le seconde); e poi, alla fine (dell’allenamento, o anche di varie fasi di esso), è importante una fase di defaticamento. Qui l’errore è frequentissimo: o non lo si fa, o ancora si anticipa l’esercizio di stretching all’inizio, con muscoli e articolazioni ancora “fredde”.

Si tratta di cautele che, se seguite per bene, minimizzano i rischi e levano qualsiasi tipo di sport, anche quelli più insidiosi, dalla categoria dello “sconsigliato”. Detto questo, l’“incidente”, il trauma, la contrattura, la distorsione, sono comunque eventi possibili, con probabilità che naturalmente salgono in relazione all’età e per alcune attività fisiche a più alta pericolosità. In tal caso è cruciale rispondere in modo adeguato: fermarsi, naturalmente, per non stressare ulteriormente l’articolazione, applicare del ghiaccio (ma non a diretto contatto con la pelle), o quantomeno dell’acqua fredda, oltre possibilmente a una pomata antinfiammatoria e antidolorifica (i classici “Fans”, quali ibuprofene, diclofenac, ketoprofene).

Da notare ancora – come ben sanno gli ortopedici e terapisti antalgici – che l’ambito dell’infiammazione, e del conseguente dolore, è assai complesso e va trattato in modo “organico”, ben al di là della stretta sfera dell’articolazione e dei movimenti e problematiche coinvolte. Essenziale, in proposito, un’adeguata alimentazione, nutritiva, varia, leggera, “anti-ossidante”. Importante perfino – con sempre maggiori evidenze scientifiche – l’ambito psicologico, coinvolto nei processi infiammatori quanto nel controllo del dolore.
 

FONTI

saperesalute.it
zentiva.it
vincildolore.it
repubblica.it/salute