Ipertensione, come evitare un’insidia diffusissima

Tanti ne soffrono, pochi lo sanno. Ė una condizione diffusa quanto sottovalutata, anche perché non si tratta di una “malattia” in sé, ma può condurre a eventi cardiovascolari anche gravissimi. L’ipertensione è caratterizzata da un eccesso di pressione del sangue nelle arterie, determinata dalla quantità che viene “pompata” dal cuore e dalla “resistenza” delle arterie stesse. Tale eccesso rappresenta dunque un “fattore di rischio” in sé, che a sua volta è facilitato dalla presenza di altri “fattori di rischio” sui quali è possibile intervenire, a iniziare dagli “stili di vita”.

 

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I numeri divulgati dalla Società Italiana dell’Ipertensione arteriosa sono in effetti allarmanti. Si tratta di circa 15 milioni di italiani, pari a circa un terzo della popolazione adulta (la fascia più esposta – con lieve prevalenza femminile), un sesto dei quali con livelli pressori ritenuti “a rischio” rilevante. E c’è un’aggravante: metà di loro neppure sa di esserne coinvolto (anche perché sovente asintomatica, salvo episodi di vertigine, cefalea, stanchezza “cronica” ecc.), con quel che consegue sull’assenza di misure di prevenzione e cura, dall’ambito farmacologico a quello dei comportamenti.

La ragione della “rischiosità” cardiovascolare dell’ipertensione, in parole semplici, risiede anzitutto nel fatto che, nell’obiettivo di far scorrere il sangue in tutto il corpo, il cuore è costantemente “affaticato” dalla necessità di una spinta aumentata, ed è una fatica che può portare, tra l’altro, al danneggiamento dei vasi arteriosi, a iniziare dai più piccoli. Per diagnosticare tale condizione basta una misurazione della pressione, che si effettua grazie a una scoperta italiana risalente a oltre un secolo fa, uno “sfigmomanometro a mercurio”, e di recente con ancor più semplici apparecchi automatici di auto-misurazione.

In caso di ipertensione moderata o grave, è suggerita una terapia farmacologica, da definire su consiglio medico in relazione alla situazione generale del singolo. Può prevedere, tra l’altro, il ricorso a “beta-bloccanti”, “calcio-antagonisti”, “ACE-inibitori”, che tendono a limitare la pressione e al contempo rilassare e allargare i vasi sanguigni.

I farmaci peraltro non bastano, e anzi, in caso di livelli solo lievi di ipertensione, non sono neppure necessari. L’aspetto ineludibile della prevenzione riguarda appunto l’ambito degli “stili di vita”: perdere i chili di troppo, seguire una dieta equilibrata con la priorità della riduzione del sale, fare esercizio fisico, ridurre i caffè e l’alcol, abolire il fumo, limitare le fonti di stress. Difficile? A volte sì, ma su questo la Fondazione Veronesi, tra gli altri, dà un suggerimento in più. “Circondarsi di amici”: il benessere “sociale” e il buonumore sono di per sé “amici” del cuore, e dei comportamenti utili a proteggerlo. 
 

FONTI

fondazioneveronesi.it
siia.it
dire.it
humanitas.it