Riscoprire il trekking. Ce lo chiede la salute.

Tutto corre oramai veloce, fin troppo. I ritmi di lavoro, la potenza dei mezzi di trasporto, l'informazione, l'alimentazione “fast”, la comunicazione interpersonale a mezzo smartphone. L'atto di rallentare è allora, oggi più che mai, un moto rivoluzionario. Ed è una “rivoluzione” che, anziché passare per la “violenza insurrezionale”, è estremamente salutare. Anche perché “andare piano” va a contrastare per giunta il fenomeno concomitante, e solo in apparenza opposto all'ipervelocità, ossia l'inazione, la sedentarietà, a sua volta conclamato fattore di rischio per la nostra salute.

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Il “trekking” è la forma più nobile, almeno per gli appassionati, del “camminare lento” e su lunghe distanze. Non è comunque indispensabile recarsi su impervi sentieri, di montagna o altro, per conquistare gli effetti salubri del movimento, né serve spingersi a imitare la tradizione del “long walking” che coinvolge grupponi di camminatori che percorrono ogni domenica decine di chilometri soprattutto nelle città statunitensi.

 

È sufficiente anche qualche esigua passeggiata, come oramai solidamente dimostrato dalla scienza medica. Uno studio pubblicato su Lancet, tra gli altri, ha mostrato il nesso tra soli quindici minuti di camminata quotidiana con una rilevante riduzione della mortalità generale, del 14%, e addirittura del 19% per quella cardiovascolare.

 

L'elenco dei benefici documentati è peraltro ben più esteso, coinvolgendo la riduzione dei rischi oncologici, metabolici e perfino psicologici. Cala la pressione arteriosa, il colesterolo, il rischio di diabete, lo stress. Al contempo si potenzia il tono muscolare, la salute osteoarticolare, perfino la “creatività”. A forza di star seduti o, viceversa, di correre troppo (ovvero ambedue le cose, come spesso accade), si smette di pensare, e a volte di sognare. E naturalmente si sta peggio, sotto ogni profilo.

 

Come in ogni attività umana, seppur benefica, serve comunque un po' di cautela nel trekking. Non esagerare, attenzione all'alta quota per i soggetti a rischio (giovanissimi, anziani, donne incinta), coscienza dei propri limiti e dei rischi esterni. Fondamentale idratarsi e nutrirsi adeguatamente, e magari portare con sé un semplice antinfiammatorio in caso di traumi. E vestirsi “il giusto”, con la regola della “cipolla”, per adattarsi ai rapidi cambi meteo, e la preferenza per abiti leggeri che facciano “respirare” il corpo. Su questo, le odierne tecnologie tessili sono di ottimo aiuto.

 

FONTI:

gosalute.it

salute24.ilsole24ore.com

bjsm.bmj.com

trekking.it

siviaggia.it

ok-salute.it