Dolore mestruale, quanto conta l’alimentazione

Parli di dolori mestruali, e pensi a un’inevitabile condanna, tra crampi, spasmi, a volte nausea, perfino mal di testa. Pensiero comprensibile, visto che coinvolgono larghissima parte dell’universo femminile – fino al 90% delle donne, e per circa il 15% in forma acuta, con grave disagio personale e anche professionale, tanto da risultare ai vertici delle cause di assenteismo dal lavoro. E poi perché, in effetti non esiste una vera e propria “terapia risolutiva”. L’errore è però concludere che nulla possa esser fatto per alleviare i sintomi. Non è così, all’evidenza scientifica le fonti di pur parziale sollievo ci sono, e possono incidere parecchio sulla qualità della vita delle donne.

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Il rimedio farmacologico a quella che in medicina è chiamata “dismenorrea” è indicato generalmente negli antinfiammatori non steroidei, che hanno trovato recenti, ulteriori conferme, anche al confronto (da una pubblicazione su Medical Science Monitor) tra diversi medicinali della categoria. Un sollievo può derivare inoltre dall’uso della pillola, in quanto impedisce l’ovulazione e, pertanto, limita gli spasmi dell’utero.

 

Anche l’alimentazione, comunque, può dare il suo contributo, specie nell’imminenza del ciclo. Particolarmente indicata una dieta ricca di vitamina B, incluse lenticchie, crusca, arachidi, noci, molluschi, e anche cereali, meglio se integrali. Prezioso anche il magnesio, dotato di un “effetto rilassante”, anche sull’utero, presente ad esempio nelle barbabietole rosse. Utili al medesimo scopo inoltre alcuni “acidi grassi”, in particolare l’omega 3, di cui è assai ricco il pesce azzurro.

 

Da evitare invece, o almeno limitare, il consumo di caffè e alcol, che hanno un impatto “eccitante” e limitano l’assorbimento del magnesio stesso. Andrebbero inoltre banditi i cibi troppo grassi e salati, e in particolare carni rosse e latticini.

 

Si tratta di suggerimenti “universali”, che possono aiutare per quasi tutte le forme di dismenorrea. Su di essa c’è però una cosa da tener presente per bene. Essa è sovente “primaria”, ossia priva di una causa specifica. Ma può anche essere “secondaria”, e segnalare la presenza di qualche altra forma patologica, il cui elenco è piuttosto esteso: cistiti, fibrosi pelvica, vulvodinia, e altro. Una buona alimentazione è di sollievo anche in questi casi, ma essi vanno riconosciuti dal medico, e trattati di conseguenza.

 

FONTI:

fondazioneveronesi.it

humanitas.it

pharmastar.it

ncbi.nlm.nih.gov

vincildolore.it

orizzontescuola.it

idoctors.it