Farmaci, non dimentichiamoci delle interazioni alimentari

L’errore più comune quando si acquista un farmaco è quello di non leggere per bene il foglietto illustrativo, che è un documento essenziale (e obbligato) a tutela del paziente. Ci permette di conoscerne il principio attivo, le possibili controindicazioni, la posologia e i giusti dosaggi, senza i quali è ad alto rischio l’aderenza terapeutica, oltre a un’essenziale consapevolezza generale su quel che assumiamo. Da quel foglio, quel che inoltre tendiamo a leggere meno volentieri è il paragrafo sulle “interazioni”, perché temiamo possa costringerci a cambiare alcune abitudini alimentari a noi gradite.

 

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L’omissione però è grave, perché quelle interazioni possono agire sull’efficacia del medicinale stesso. Non si tratta solo di “spauracchi”, su ingredienti che possono vanificarlo o alimentare i rischi di effetti avversi, ma anche di indicazioni “positive”, in quanto alcune interazioni possono invece potenziare i benefici del farmaco e/o ridurne i rischi. L’alcol, ad esempio, può ridurre l’efficacia di molti principi attivi, ma in qualche caso può viceversa perfino potenziarla (sempreché consumato, s’intende, in modiche quantità).

 

Lo spiega l’Agenzia Italiana del Farmaco, ricordando il cardine delle apposite Linee Guida europee, nonché una dettagliata guida redatta dalle autorità sanitarie americane. Non si tratta solo di “mangiar bene”, seguendo una dieta complessivamente salubre, si tratta anche di sapere che alcuni alimenti in sé “sani” possono interagire con specifici farmaci. Ė il caso dell’uva, che può intaccare sull’assorbimento intestinale di decine di farmaci e quindi modificarne gli effetti. La stessa avvertenza riguarda anche il latte, che può ad esempio inficiare l’efficacia di alcuni antibiotici.

 

La verità di fondo è che il farmaco viene “metabolizzato”, è qualcosa che “ingeriamo”, proprio come il cibo: entra nell’organismo, agisce, interagisce e viene “digerito” nel contesto di tutto il resto. Alimenti e bevande possono perciò modificare l’assorbimento, la biodisponibilità e l’escrezione del medicinale, con l’esito di poterne seriamente alterare l’effetto, incrementarne la tossicità, fino a innescare seri effetti collaterali.

 

In questo non c’è una “ricetta” universale, le indicazioni sulle alterazioni variano a seconda dei medicinali, a volte a 180 gradi. In alcuni casi, ad esempio, è meglio assumerli dopo i pasti, in altri è fondamentale essere a stomaco vuoto. L’essenziale è sapere che la dinamica delle interazioni esiste ed è rilevante. Sicché, per quanto scomodo, non va eluso quel che scrive il foglietto. Meglio ancora, chiedere e ottenere dal medico dal farmacista qualche consiglio in più su cosa mangiare o non mangiare e bere mentre si assume il farmaco, a garanzia del suo beneficio curativo.

 

FONTI:

pazienti.it

farcomtrento.com

ema.europa.eu

aifa.gov.it

fda.gov