La malattia più grave è la sedentarietà

Quando si parla di “stili di vita” in relazione alla salute si tende a pensare anzitutto al problema delle droghe o dell’abuso di fumo o di alcol. Pensiero corretto, naturalmente, salvo un’omissione: la sedentarietà. Alle evidenze scientifiche più recenti essa costituisce l’insidia più deleteria per il nostro corpo. E questo, incrociato con gli ultimi dati sull’attività fisica degli italiani, alimenta un serio allarme per il nostro Paese

 

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Quando si parla di “stili di vita” in relazione alla salute si tende a pensare anzitutto al problema delle droghe o dell’abuso di fumo o di alcol. Pensiero corretto, naturalmente, salvo un’omissione: la sedentarietà. Alle evidenze scientifiche più recenti essa costituisce l’insidia più deleteria per il nostro corpo. E questo, incrociato con gli ultimi dati sull’attività fisica degli italiani, alimenta un serio allarme per il nostro Paese

“Mai visto qualcosa di così pronunciato”, raccontano gli studiosi dell’Università di Cleveland, al culmine di un riesame dei dati raccolti su 122mila persone d’età medio-avanzata nell’arco di 13 anni. Ebbene, i sedentari hanno presentato tassi di mortalità quintuplicati rispetto a chi praticava qualche attività fisica, con scarti che tendevano ad allargarsi con l’intensità dell’attività stessa.

Impietoso, tanto da stupire gli stessi ricercatori, è anche il confronto con un’altra pessima abitudine, ossia il fumo. L’inazione determinerebbe rischi di morte prematura addirittura triplicati rispetto al tabagismo. E lo scarto si allarga ulteriormente con riferimento a fattori “patologici” di rischio, quali l’ipertensione e il diabete.

La conseguenza in Italia è conteggiata in oltre 88mila morti l’anno: in altri termini, il 14,6% di tutti i decessi è specificamente attribuito alla sedentarietà. Le stime sono elaborate da un Rapporto Istisan, dell’Istituto Superiore di Sanità, in collaborazione con il Ministero e il Coni. Le patologie più imputabili a essa sono il tumore della mammella e del colon-retto, il diabete di tipo 2, la coronaropatia. Che rappresentano, da sole, un costo sanitario di 1,6 miliardi di euro l’anno. Sull’insieme dei danni stimati dall’inattività si superano invece i 2 miliardi di euro.

Cifre che non includono i costi “indiretti”, dalla perdita di produttività a, soprattutto, il fisico e grave disagio per i pazienti e i loro familiari. Si tratta dunque di patologie, costi e decessi evitabili con un po’ di moto. Una vera e propria “pandemia” su cui tarda ancora ad arrivare una piena presa di coscienza, pubblica e privata. Il problema, più volte segnalato nei nostri spazi, colpisce soprattutto i bambini. Tra dispositivi elettronici, restrizioni urbanistiche e limiti anche scolastici si muovono troppo poco, con ricadute di breve e di lungo periodo per la loro salute.

 

FONTI

www.tgcom24.mediaset.it

old.iss.it

www.equivalente.it

jamanetwork.com

www.ansa.it

www.zentiva.it