Influenza e non solo. Perché stiamo così male e cosa fare

Ci siamo, la stagione influenzale è ufficialmente iniziata, con i monitoraggi settimanali della rete “Influnet” coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità, e dati già preoccupanti, tra centinaia di migliaia di persone coinvolte, che diverranno milioni nei prossimi mesi. Scatta dunque l’allerta e i sacrosanti appelli, incluso quello alla vaccinazione, specie per le categorie più fragili, quali gli anziani e le donne in gravidanza.

 

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Ci siamo, la stagione influenzale è ufficialmente iniziata, con i monitoraggi settimanali della rete “Influnet” coordinati dall’Istituto Superiore di Sanità, e dati già preoccupanti, tra centinaia di migliaia di persone coinvolte, che diverranno milioni nei prossimi mesi. Scatta dunque l’allerta e i sacrosanti appelli, incluso quello alla vaccinazione, specie per le categorie più fragili, quali gli anziani e le donne in gravidanza.

Il problema è che però esso è più esteso ancora. Oltre alle “influenze” vere e proprie, da tempo sono in agguato mille sindromi da raffreddamento, tossi e virus parainfluenzali. Sicché in molti, troppi, stiamo male, e allora va aggiornato qualche suggerimento aggiuntivo su come prevenire e trattare il problema. Anzitutto, va ricordato che l’esser colpiti da un “virus” non è “una colpa”, è un evento fuori dal nostro controllo, ma che possiamo nondimeno prevenire i fattori di rischio.

Siamo ad esempio ancora in una fase di forti sbalzi di temperatura, che possono essere ancor più insidiosi del freddo costante della stagione invernale, perché impongono al corpo quotidiani stress di adattamento, circostanza che tende a indebolire le difese immunitarie e anche la cosiddetta “clearence mucociliare”, ossia il ricambio di muco operato dalle ciglia vibratili della parete respiratoria. Più che mai cruciale in questi giorni è allora l’abitudine a “vestirsi a cipolla” (vestendosi e svestendosi a seconda della temperatura per proteggere il corpo dai balzi) e seguire le regole cruciali sugli “stili di vita”, da un’alta attenzione all’igiene (a iniziare dalle mani) a un’alimentazione completa ma leggera, dall’attività fisica a un riposo adeguato.

Ad alimentare i rischi intervengono inoltre fattori ambientali, che sono, a ben vedere, responsabilità di ciascuno. L’inquinamento, ad esempio. L’Italia – specie al Nord – è al vertice europeo in materia di violazione dei limiti sulle emissioni nocive (a iniziare dalle polveri sottili) nelle città. Ed è colpa di ciascuno di noi, come dimostra ad esempio un’indagine di Greenpeace che documenta come l’ingresso alle scuole elementari sia tra i luoghi più inquinati, a causa dell’abitudine di portare i bambini a motori accesi fino alla loro soglia.

E poi ci sono i farmaci. Tra l’abuso e il disuso c’è l’ampio margine dell’appropriata risposta. Dinanzi a influenze, para-influenze, tossi e raffreddori serve un intervento immediato – per evitare che si aggravino o si cronicizzino – quanto proporzionato. Ci sono medicinali analgesici/antipiretici da banco – molti generici, che costano meno e funzionano uguale – che, se presi correttamente (leggendo il foglio illustrativo e magari scambiando qualche parola col farmacista), fanno la differenza. Non va bene, invece, il ricorso immediato agli antibiotici, che alimentano tra l’altro il fenomeno della “resistenza”, individuale e collettiva, responsabile, alle ultime evidenze, di decine di migliaia di morti annue solo in Europa.

 


FONTI:

https://old.iss.it

https://www.corriere.it

https://www.iodonna.it

http://www.equivalente.it

https://www.repubblica.it

https://www.ansa.it