I paradossi del raffreddore, i punti fermi da osservare

Il termine medico è “rinosinusite virale”, “per gli amici” è il comune raffreddore. Rappresenta la patologia probabilmente più diffusa al mondo, eppure presenta ancora molti lati oscuri tra gli stessi scienziati, dal problema dell’eziologia (le cause) a quello della “cura”, che in effetti ancora non c’è, se intesa come strumento certo e definitivo di guarigione. C’è comunque una matrice appunto “virale”, rappresentata da oltre duecento ceppi, molti dei quali (ad esempio i “rhinovirus”) risolvibili senza serie conseguenze.

 

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A dispetto del termine popolare non è dunque “il freddo”, in sé, a innescare il problema. Alcuni virologi sostengono anzi che l’abbassamento delle temperature non c’entri nulla con il concomitante incremento dei raffreddori, se non nel fatto che fa aumentare il tempo trascorso in luoghi chiusi, e quindi la facilità di trasmissione. Altri notano invece che l’infreddatura rimane un fattore di rischio, in quanto tende a indebolire il corpo e le sue difese immunitarie, quindi la sua esposizione ai virus.

Rimane allora essenziale seguire alcune regole di prevenzione, elementari quanto sovente decisive. L’igiene, anzitutto, specie delle mani e delle aree domestiche più “sensibili” (cucina e bagno), tenere gli altri alla larga dai propri starnuti (veicolo primario di trasmissione) e fare lo stesso rispetto a persone raffreddate. “L’igiene” è anche la prima “terapia”, in quanto il naso va ripulito con appositi lavaggi (la classica soluzione fisiologica, magari corroborata con acido ialuronico). Per il resto, sono utili i comuni analgesici (venduti come farmaci da banco) come il paracetamolo, che aiutano a superare i fastidiosi sintomi infiammatori, facendo attenzione a rispettare i limiti di dosaggio descritti nel foglio illustrativo.

Non c’è invece, si diceva, un trattamento specifico e risolutivo, proprio a causa dell’alta variabilità e mutevolezza delle sue origini virali. Di recente l’Imperial College di Londra, ha annunciato, con una pubblicazione su Nature Chemistry, una nuova metodica che, invece di “inseguire” i vari virus, va a bloccare una proteina umana (detta N-miristoriltransferasi) che li aiuta a invadere le cellule. “La strada però è ancora lunga”, precisano però i ricercatori, anche perché la sperimentazione è stata finora condotta solo in vitro.

La stessa diagnosi non è sempre semplicissima. La discriminante, rispetto ad altre affezioni alle vie respiratorie come la bronchite, sta nel fatto che interessa perlopiù le alte vie respiratorie (a partire dal naso stesso) e non le basse, nonché il fatto che tende a risolversi entro una decina di giorni. Se i sintomi si protraggono oltre le due settimane è probabile che sia in atto una più insidiosa infezione batterica. E qui sta il più importante dei “paradossi”: è vero che il raffreddore non è un evento grave e non ha una “terapia” specifica, ma questo non significa che non ci si debba curare. Al contrario, i semplici rimedi igienici e farmacologici qui ricordati sono un passaggio essenziale per evitare complicanze che, invece, possono essere assai serie.

FONTI:
http://www.humanitas.it/malattie/rinosinusite-virale
https://books.google.it/books?id=4il2mF7JG1sC&redir_esc=y&hl=it
www.pnas.org/content/112/3/827
https://www.fatherly.com/parenting/pneumonia-symptoms-kids-illness/
https://www.nature.com/articles/s41557-018-0039-2