La sinusite può arrivare con il raffreddore. E va curata subito

Niente paura, un po’ di “sinusite”, ossia l’infiammazione dei seni paranasali, può arrivare in conseguenza ad un raffreddore. Che a sua volta è un evento sempre più frequente, tra cambi di stagione, fenomeni virali e lo stress quotidiano indotto dall’inquinamento. Proprio per questo, però, esso va trattato tempestivamente, per evitare che “si cronicizzi” e salga a uno stadio realmente “patologico”.

 

 

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Il che in fondo è facile da riconoscere: lo si vede solitamente quando lo scolo nasale da bianco diventa giallo-verde. E può accompagnarsi ad altre complicanze, dalla tosse catarrale al dolore all’orecchio, dal mal di testa a dolori muscolo-scheletrici. La sinusite a volte è provocata dalla presenza di polipi nasali, di una rinite allergica o altro. Ma la causa può essere anche, per l’appunto, il solo ristagno del muco di un banale raffreddore protratto per troppi giorni. Se si prolunga fino a tre settimane la sinusite si definisce acuta, se le supera è ritenuta “cronica” e subacuta.

 

La tempestività della cura è pertanto essenziale, a iniziare dal semplice “lavaggio” decongestionante, con soluzioni saline isotoniche (0,9%) e soprattutto ipertoniche (superiori allo 0,9%) che riducono la congestione e favoriscono l’allontanamento di virus e batteri. Come già qui segnalato, alle soluzioni è utile associare l’acido ialuronico, per le sue qualità antinfiammatorie, mucoregolatrici e batteriostatiche, oltre che per la sua alta tollerabilità, in quanto componente naturale del nostro stesso organismo.

 

Il farmaco può essere assunto anche per inalazione, con la tradizionale aerosolterapia. Questa tende a coinvolgere l’intero apparato respiratorio, se è quello l’obiettivo terapeutico. Altrimenti, può essere utile l’impiego di un moderno apparecchio che, come ricorda l’esperto Fabrizio Salvinelli, dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, permette di “di curare selettivamente le vie aeree alte, medie o basse in base al diametro delle particelle che vengono nebulizzate”. Può essere utile in proposito anche una terapia “termale”. “Le acque sulfuree salso-bromo-iodiche sono capaci di intervenire sia sulla produzione di muco sia sulla sua fluidificazione”, ricorda Salvinelli.

 

Quel che non va fatto è un facile ricorso all’antibiotico, che aumenta il rischio di effetti avversi e lo stesso fenomeno grave dell’antibiotica-resistenza. Intervenire “prima” serve anche a evitare tutto questo. L’antibiotico è indicato solo se la sinusite acuta si protrae per almeno dieci giorni e si ha la certezza di un’infezione batterica. E va somministrato per un tempo limitato, tra i 5 e i 7 giorni, come suggerito tra gli altri dalle linee guida americane, che da qualche anno hanno anch’esse ridotto la durata consigliata. Eppure, proprio negli Stati Uniti, uno studio recente ha accertato che il 70% delle prescrizioni per la sinusite supera tuttora i 10 giorni. Non va bene.

 

FONTI
lastampa.it
farmacista33.it
ilgiorname.it
healthdesk.it