Febbre nei bambini, come e quando intervenire

La febbre è un evento frequente tra i bambini, e l’estate non è affatto avulsa dai rischi. Raramente è un “problema in sé", essendo non solo sintomatica di qualche patologia (e non “malattia”, come sottolinea il vademecum dell’Ospedale Bambino Gesù), ma anche un meccanismo di difesa dagli agenti infettivi. Si tratta dunque di trattare il problema con gradualità, con lo scopo primario non di fermare tale funzione, ma di alleviare i sintomi e le sofferenze, nonché le relative complicanze.

Febbre nei bambini, come e quando intervenire

Da ricordare, anzitutto, che l’andamento della temperatura corporea non è identico a tutti (e tende a scendere lievemente con la crescita), sicché non esiste un “grado” preciso che definisca la presenza o l’assenza del problema. Per la temperatura “normale”, la stessa Organizzazione Mondiale della Sanità, indica infatti un "range”, tra i 36,5° e i 37,5. E anche sulla definizione dello stato febbrile c’è una piccola differenza, a seconda della sede della misurazione. I 37,5 gradi solo la soglia di temperatura ascellare, per quella rettale si sale ai 38. La modalità ascellare di misurazione è comunque quella perlopiù suggerita, data l’invasività di quella rettale, specie per i bimbi più piccoli.

Anche l’entità dello stato febbrile non è necessariamente parallela al livello di allarme, in quanto può suggerire appunto anzi la capacità reattiva del corpo. Nondimeno una temperatura che varchi i 40 gradi rende imperativa la consultazione del pediatra. Altri casi ritenuti “obbligatori” sono l’età inferiore ai sei mesi, sintomi di sonnolenza e disidratazione, difficoltà respiratorie, vomito, diarrea, eruzioni cutanee, persistenza febbrile oltre le 48 ore.

Il sostegno farmacologico adeguato è quello che appunto allevia i sintomi sofferti dal piccolo paziente, senza interferire col normale decorso della malattia sottostante. E i principi attivi suggeriti sono sostanzialmente due, il paracetamolo e l’ibuprofene, che recano i benefici antipiretici e analgesici sperati, e senza gli effetti collaterali riscontrati su altri farmaci. E vanno comunque somministrati con cautela, senza combinarli entrambi, in dosaggi calibrati al peso del corpo.

Per il resto, si tratta soprattutto di garantire al bambino un’adeguata idratazione, facendolo bere parecchio. Non servono invece “forzature” o alcuni “rimedi della nonna”. Non lo si forzi cioè a mangiare o a stare a letto se non ne ha voglia. Né lo si irriti sovraccaricandolo di coperte o, viceversa, applicandogli spugnature d’acqua o borse di ghiaccio: servono solitamente a poco, e possono creargli anzi vasocostrizione anziché la sperata vasodilatazione (per dilapidare il calore); l’unico effetto certo è l’inutile disagio, imposto in aggiunta a quello della febbre.

FONTI
http://www.ospedalebambinogesu.it/febbre#.W0y9DdgzZuU
https://www.pharmastar.it/news/dolore/febbre-e-dolore-nel-bambino-quando-usare-lantipiretico-e-quale-scegliere-27035
https://www.my-personaltrainer.it/salute-benessere/paracetamolo.html