Cibo e cistite, miti e realtà scientifiche.

Il “rimedio naturale” è di per sé largamente un mito, quantomeno se in esso riponiamo speranze salvifiche di guarigione da rilevanti patologie. Nondimeno i fattori “complementari”, dalla prevenzione al sostegno terapeutico, esistono e vanno presi sul serio, a iniziare dalla qualità alimentare, dando retta alle conoscenze scientifiche.

Cibo e cistite, miti e realtà scientifiche.

Alcune verifiche sono state compiute di recente nel Nord America, con particolare riferimento alla cistite, problema diffuso e fastidioso che, assieme ad altre infezioni urinarie, colpisce in netta prevalenza le donne, per la ridotta lunghezza dell’uretra e la localizzazione in prossimità dell’ano, ricco di batteri. C’è un alimento che tradizionalmente viene consigliato ai pazienti, ed è il mirtillo. Ebbene, dalla Yale School of Medicine arriva una documentata smentita. I ricercatori hanno seguito 185 anziane affette da un’infezione urinaria, somministrando loro, quotidianamente per un anno, capsule di proantocianidine (sostanza contenuta nei mirtilli che si ritiene capace di inibire i batteri nel tratto urinario).

Terminato l’anno, l’esito della “terapia” si è rivelato insussistente. Sfatato un mito, spunta dal Canada viceversa la conferma su un altro alimento, la cipolla rossa. A un test animale condotto dall’Università di Guelph, essa ha palesato, anche al confronto con altre varietà di cipolle, rilevanti proprietà antiossidanti e antinfiammatorie grazie alla presenza di quarcetina, un antiossidante naturale. I benefici, in parte già accertati da ricerche pregresse, sono multipli, dalla prevenzione tumorale alla regolazione glicemica, dalla salute cardiaca a quella ossea, dalla qualità del sonno all’azione diuretica, con appunto qualità antibatteriche utili contro la cistite.

La ricerca avanza dunque tra accertamenti di benefici alimentari e qualche stroncatura. In tutti i casi permane comunque un “filo rosso”, ossia il concetto che una buona dieta non significa guarigione, ma al contempo è variabile cruciale della prevenzione. A detta degli esperti lo stesso “caso” del mirtillo non rappresenta affatto una “bocciatura”. Lo è se a esso si attribuiscono virtù risolutive dinanzi a una patologia, ma se si tratta del mangiar bene e di tenere così alla larga le patologie prima che insorgano, il suo consumo è e rimane uno strumento ritenuto prezioso, per l’apporto di vitamine, antiossidanti e altro, a beneficio delle nostre difese endogene.

 Fonti: 

Yale.edu

Pazienti.it

University of Guelph