ALZHEIMER

Definizione

La malattia di Alzheimer (conosciuta anche come demenza di Alzheimer, morbo di Alzheimer o anche semplicemente Alzheimer) è la forma di demenza senile più diffusa nel mondo, caratterizzata dalla perdita graduale e inarrestabile delle funzioni cerebrali.

Alla base della malattia vi è una lenta e progressiva degenerazione dei neuroni in tutte le aree della corteccia cerebrale.

Nelle zone neuronali colpite si formano placche di una sostanza chiamata amiloide, che nel tempo vanno a danneggiare completamente le strutture e le funzioni dei neuroni.

Cause

La malattia è caratterizzata dalla formazione di placche di una particolare proteina, chiamata beta-amiloide, che precipita a livello dei neuroni in forma di grovigli neurofibrillari.

Inoltre, a livello cerebrale si riscontra una diminuzione dell’acetilcolina (neurotrasmettitore della memoria e delle facoltà intelletive).

Le cause non sono note: i fattori genetici rivestono un ruolo importante, come dimostra la tendenza alla familiarità della malattia, ma potrebbero essere anche implicati fattori ambientali, sostanze tossiche, traumi cranici e livello di istruzione.

Sintomi

Tutte le capacità e le funzioni dei neuroni corticali vengono interessate nel processo degenerativo e quindi la malattia è progressivamente invalidante.

  • Si comincia con la perdita della memoria a breve termine,
  • seguita da difficoltà a orientarsi e riconoscere il luogo in cui ci si trova,
  • incapacità di ricordare eventi passati e compiere ragionamenti astratti,
  • fino a che il paziente non è più in grado di camminare, mangiare o parlare.

L’andamento della malattia è piuttosto lento e dalla fase iniziale a quella finale (perdita di comunicazione e di autonomia) possono intercorrere molti anni. Si possono verificare alterazioni della personalità (persone miti divengono irascibili o hanno crisi di violenza irrefrenabili).

Diagnosi

Purtroppo, la diagnosi certa si effettua solo dopo la morte della persona colpita, a livello autoptico, quando si evidenziano le alterazioni strutturali cerebrali dovute al processo degenerativo.

Ancora oggi, la diagnosi in vita si basa principalmente sull’esame neuropsicologico, cioè sulla valutazione delle capacità mentali del malato attraverso test psicometrici e intellettivi. Alcune recenti ricerche hanno evidenziato la presenza di particolari proteine presenti nel liquor (liquido cerebrospinale) e le più attuali tecniche diagnostiche strumentali per immagini (PET) appaiono promettenti per una diagnosi precoce.

Cure

Purtroppo, attualmente la terapia farmacologica della malattia di Alzheimer non prevede un trattamento causale (cioè, consistente nella rimozione della causa della malattia), ma soltanto di farmaci “sintomatici” (cioè, finalizzati all’attenuazione delle manifestazioni cliniche della malattia).

Attualmente la terapia si basa sull'utilizzo di farmaci in grado di aumentare i livelli di acetilcolina, farmaci che aumentano le funzioni cognitive e terapie che agiscono sui disturbi del comportamento.

La ricerca di nuove terapie in questo settore è molto attiva e numerosi sono i farmaci in fase di sperimentazione.

FAQ

Come si cura l’Alzheimer?

Purtroppo, attualmente la terapia farmacologica della malattia di Alzheimer non prevede un trattamento causale (cioè, consistente nella rimozione della causa della malattia), ma soltanto di farmaci “sintomatici” (cioè, finalizzati all’attenuazione delle manifestazioni cliniche della malattia). Comunque si distinguono: farmaci diretti verso la malattia e farmaci sintomatici diretti verso i disturbi del comportamento causati dalla malattia.
Tra i primi troviamo:

Inibitori dell’acetilcolinesterasi: indicati nella malattia di Alzheimer in fase lieve e moderata. La loro attività si basa sul riscontro nella malattia di Alzheimer di una carenza cerebrale della sostanza chimica acetilcolina, un neurotrasmettitore importante per la memoria e il pensiero

Memantina: è indicata nella malattia di Alzheimer in fase moderatamente severa e severa. Agisce compensando gli effetti tossici derivanti dall’eccessiva eccitazione delle cellule nervose causata dal glutamato, che ha un ruolo essenziale nell’apprendimento e nella memoria, ma il suo eccesso produce una quantità abnorme di calcio nelle cellule nervose provocandone la morte. La memantina può proteggere le cellule da questo eccesso.

Antiossidanti: si ritiene che intervengano nei processi ossidativi che caratterizzano l’invecchiamento. Il loro impiego contribuirebbe a “rallentare” i meccanismi che portano alla perdita delle cellule cerebrali.

Nel gruppo di farmaci diretti a ridurre i disturbi del comportamento tipici dell’Alzheimer si annoverano:

Antidepressivi: indicati nel trattamento della depressione, che spesso aiutano a distinguere la depressione “vera” (che risponde al trattamento) da quella che prelude alla successiva evoluzione in demenza (la cui risposta è assai più dubbia).

Antipsicotici di nuova generazione: vengono impiegati nel trattamento dei disturbi comportamentali delle demenze, come i deliri, le allucinazioni, l’aggressività, l’agitazione e l’insonnia.

Esistono cure alterative ai farmaci?

Molto è stato fatto anche nel perfezionamento delle cure psico-comportamentali per la malattia di Alzheimer. Discreti successi si stanno ottenendo con le cure dei disturbi comportamentali e di ristrutturazione della memoria: la musicoterapia, la terapia occupazionale e la pet therapy (trattamento che sfrutta alcune capacità degli animali da compagnia, cani e gatti, di intervenire nel vissuto quotidiano del malato dando affetto e fedeltà in modo da diminuire l’isolamento sociale e la depressione che spesso accompagnano la malattia) stanno già offrendo ottime prospettive di cura per questi malati, drammaticamente colpiti non nell’aspettativa (i malati di Alzheimer possono vivere anche molto a lungo, ma muoiono quasi sempre isolati dal resto del mondo), ma nella qualità della loro vita.

Quante persone soffrono di Alzheimer?

Questa patologia, altamente invalidante e in continuo aumento a causa del fenomeno dell’invecchiamento della popolazione, rappresenta una delle piùsignificative “emergenze” che i sistemi socio-sanitari si trovano ad affrontare da alcuni anni per l’impatto che ha sui servizi assistenziali e sulle famiglie. Secondo il Rapporto Mondiale Alzheimer 2009, i dati di prevalenza globale sono destinati a raddoppiare nei prossimi 20 anni: 65,7 milioni nel 2030 e ben 115,4 milioni nel 2050. E a oggi in Europa le persone che soffrono di Alzheimer sono oltre 7 milioni. In Italia, in particolare, secondo lo studio ILSA del CNR di Pisa (2008) la demenza interessa il 6,4% delle persone oltre i 65 anni (7,2% delle donne, 5,6% degli uomini). La malattia di Alzheimer rappresenta il 60% circa di tutte le forme di demenza. Inoltre, il tasso di Incidenza annuale è stimato pari all’1% circa nei soggetti di età superiore a 65 anni.

Si può prevenire la malattia di Alzheimer?

Numerosissimi studi di ricerca si sono dedicati alla scoperta di possibili trattamenti preventivi, ma nulla è certo. Si è parlato di possibile prevenzione con la dieta mediterranea e di bloccare la formazione dell’amiloide con il pomodoro e con il curry. Tuttavia, forse la maggior probabilità per la prevenzione è riservata a nuovi metodi chiamati di allenamento cerebrale accoppiati ad attività fisica. È comunque difficile pensare a una vera prevenzione.