PAPILLOMAVIRUS

Definizione

I papillomavirus umani (HPV, dall’inglese Human PapillomaVirus) sono virus a DNA che si trasmettono per via sessuale e che si moltiplicano nelle cellule dell’epidermide (lo strato superficiale della pelle).
 
Esistono oltre 120 tipi di HPV, che si differenziano per le diverse zone di tessuto cutaneo che possono infettare (mani, ginocchia, piedi, volto e area genitale).

  • Più di 40 tipi interessano la pelle della zona ano-genitale (cervice uterina,  vagina, vulva, retto, uretra, ano, pene).
  • Alcuni HPV sono definiti tipi ad alto rischio perché sono collegati all’insorgenza di vari tipi di tumori, soprattutto della cervice uterina nella donna, ma anche del pene, dell’ano, della vulva e altri.

Sono gli uomini, in generale, i portatori del virus e, di conseguenza, le donne che hanno rapporti non protetti con diversi partner hanno la maggiore probabilità di infettarsi e ne riportano gli effetti più gravi.

Epidemiologia

L’infezione da HPV è molto frequente nella popolazione adulta femminile: si stima, infatti, che almeno il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un virus HPV e che oltre il 50% si infetti con un tipo ad alto rischio oncogeno (rischio di sviluppare un tumore).
In Italia, si stima attualmente una prevalenza per qualunque tipo di HPV compresa tra il 7% e il 16%. La prevalenza varia con l’età: è più elevata nelle giovani donne sessualmente attive, mentre un secondo picco di prevalenza si nota nelle donne intorno alla menopausa o dopo.

Carcinoma del collo dell’utero

Per quanto riguarda i tumori causati dal virus, il Carcinoma della cervice uterina (collo dell’utero) è al secondo posto tra i più frequenti tipi di tumore femminile, con circa 500.000 nuovi casi l’anno e 250.000 decessi nel mondo, ed è il primo tumore riconosciuto dall’OMS come totalmente riconducibile a un’infezione. In Italia si verificano ogni anno circa 3500 nuovi casi di Carcinoma della cervice uterina e 1500 decessi.
  
In genere, le infezioni da HPV sono transitorie perché il virus viene eliminato dal sistema immunitario prima di sviluppare un effetto patogeno (effetto che genera una malattia).  
 
Tuttavia, esistono forme di infezione persistente, che sono quelle ad alto rischio, e il tempo che intercorre tra l’infezione e l’insorgenza delle lesioni precancerose (lesioni che precedono la formazione del cancro) è di circa 5 anni, mentre la latenza (il periodo in cui non si evidenziano lesioni visibili) per l’insorgenza del Carcinoma cervicale può essere di 20-30 anni.
 
Il contatto sessuale è la più comune forma di trasmissione tra gli adulti, ma la trasmissione verticale (da madre infetta a feto, durante il parto) o l’autoinoculazione possono essere raramente presenti. Sebbene rara, è possibile anche la trasmissione con il sesso orale.

Sintomi

Nell’uomo, l’infezione da HPV si manifesta spesso lentamente e in forme diverse. Ecco il perché dell’attuale Incidenza epidemiologica di tali infezioni.
La lesione genitale primaria può anche non essere visibile per lungo tempo (periodo di latenza). Le infezioni persistenti possono essere visibili inizialmente in forma di verruche piane della zona genitale, sia nell’uomo sia nella donna.

  • Se trascurate e non diagnosticate, le verruche iniziali si trasformano nel tempo in forme più evidenti dette condilomi, cioè escrescenze cutanee, molto più frequenti sugli organi genitali maschili.
  • I condilomi, chiamati anche verruche ano-genitali (volgarmente creste di gallo), si presentano all’inizio come piccole lesioni morbide, punteggiate e fessurate, di colore rosato (verruche).
  • Successivamente, tali verruche diventano più sporgenti e si moltiplicano rapidamente formando una specie di piede da cui pendono e formano gruppi (aspetto di un piccolo cavolfiore).

Nella donna, a parte le lesioni primarie, le manifestazioni più temibili sono i tumori della cervice uterina che conseguono all’infezione primaria e che possono manifestarsi anche dopo molti anni dalla stessa.

Diagnosi

La diagnosi dell’infezione da HPV si può fare attraverso l’esame clinico delle lesioni nella zona ano-genitale, che sono piuttosto caratteristiche, soprattutto per ciò che riguarda l’infezione nell’uomo.

  • In mancanza di tali lesioni si ricorre nella donna al Pap test, un prelievo di tessuto dallo striscio vaginale, sul quale si esegue un esame citologico (verifica e analisi delle cellule presenti).
  • Quando il Pap test è positivo (cioè sono presenti cellule anormali) si ricorre alla colposcopia. Tramite uno strumento ottico (colposcopio) il ginecologo esegue la valutazione della superficie del collo dell'utero e delle pareti vaginali alla ricerca di eventuali aree anomale su cui effettuare una Biopsia mirata (eseguita cioè sotto guida colposcopica) per arrivare così a una diagnosi di certezza.
  • Per ulteriore conferma, oltre al Pap test si può eseguire un test HPV, che permette di rilevare la presenza del virus HPV prima ancora che le cellule del collo dell'utero presentino un cambiamento visibile. Questo test consente pertanto di identificare con grande anticipo le donne a rischio di cancro del collo dell'utero. Per effettuare il test HPV si preleva un campione di cellule dal collo dell’utero che verrà poi analizzato.

Il metodo più efficace per rilevare a uno stadio iniziale i segni di un cancro del collo dell’utero consiste nell’eseguire il Pap test insieme a un test HPV. Un Pap test negativo (cioè normale) insieme a un test HPV negativo garantisce al 99% di correre un rischio veramente minimo di avere o sviluppare un cancro al collo dell’utero.

Cure

Le cure vanno stabilite dallo specialista in relazione alle manifestazioni causate dall’HPV e alle condizioni della persona.
In alcuni casi, il medico prescrive farmaci in grado di combattere i condilomi e l’infezione locale, impedendo allo stesso tempo la replicazione del virus. 

Se lo ritiene opportuno, lo specialista prescrive trattamenti sintomatici, capaci di diminuire i fastidi locali, come il rossore e il gonfiore. 

Nei casi più complessi, può essere necessario intervenire con trattamenti medici ambulatoriali (come la laserterapia e la criochirurgia, la cosiddetta “cura del freddo”) oppure con operazioni chirurgiche. 

Prevenzione

La prevenzione dell’infezione da HPV costituisce l’approccio migliore, al di là di ogni possibile cura, per combattere la diffusione del virus. Tale prevenzione è basata sull’informazione corretta delle categorie a rischio. 
  
Le regole da rispettare sono semplici:

  • astinenza dai rapporti sessuali a rischio senza protezione
  • astinenza dai rapporti sessuali promiscui (numerosi partner) sia eterosessuali sia omosessuali 
  • le donne, in particolare, devono evitare l’uso di lavande vaginali troppo drastiche in quanto potrebbero favorire la moltiplicazione di numerosi germi e nel sospetto di un rapporto a rischio devono subito contattare il medico e il ginecologo. 

Per ciò che riguarda la prevenzione del Carcinoma cervicale, fino a pochi anni fa era basata sullo screening (selezione) delle donne a rischio sulle quali venivano effettuati controlli più ravvicinati. 
Tale selezione si effettuava tramite il Pap test, tuttora raccomandato in Italia ogni tre anni per le donne di età compresa tra 25 e 64 anni. Consente di identificare le lesioni precancerose (quelle iniziali molto piccole) e di intervenire prima che evolvano in carcinoma (tumore maligno).

Vaccino

Recentemente, la European MEdicines Agency (EMEA) ha autorizzato in Europa il primo vaccino contro l’HPV.
 
In Italia, dal 2007 il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), in accordo con le indicazioni dell’OMS, ha stabilito un piano nazionale di vaccinazione per la prevenzione del Carcinoma cervicale delle ragazze nel dodicesimo anno di vita. Il vaccino è sicuro ed efficace.

FAQ

Che cosa si può fare per la prevenzione dell’infezione primaria?

La prevenzione dell’infezione da HPV è l’approccio migliore, al di là di ogni possibile cura, per combattere la diffusione del virus. Tale prevenzione è basata prima di tutto sull’informazione corretta delle categorie a rischio. Le regole da rispettare sono semplici: evitare rapporti sessuali a rischio senza protezione. Le donne, in particolare, devono evitare l’uso di lavande vaginali troppo drastiche in quanto potrebbero favorire la moltiplicazione di numerosi germi e, nel sospetto di un rapporto a rischio, devono subito contattare il medico e il ginecologo.

Esistono cure per le infezioni della cute da papillomavirus?

La podofillotossina (soluzione e crema) è un farmaco efficace per distruggere i condilomi più piccoli. Impedisce la mitosi cellulare (la suddivisione e replicazione del virus nelle cellule infettate), combattendo l’intera infezione. Un’altra cura medica utilizzata è l’imiquimod per uso topico (locale). Nel caso di lesioni molto ingombranti, tuttavia, è necessario l’impiego della criochirurgia (i condilomi vengono distrutti applicando sostanze molto fredde) oppure della laserterapia; in altri casi ancora si deve ricorrere alla rimozione chirurgica. In ogni caso, nessuna forma di terapia risulta pienamente soddisfacente. Le recidive (la verruca si riforma e si ingrandisce di nuovo) sono frequenti e quindi richiedono un ulteriore trattamento.

La vaccinazione è pericolosa?

La vaccinazione consiste nella somministrazione, per via intramuscolare, di tre dosi, di cui la seconda e la terza a distanza di 2 e 6 mesi dalla prima. In Italia, dal 2007 il Consiglio Superiore di Sanità (CSS), in accordo con le indicazioni dell’OMS, ha stabilito un piano nazionale di vaccinazione per la prevenzione del Carcinoma cervicale delle ragazze nel 12° anno di vita. Il vaccino è sicuro ed efficace.

Qual è il nesso tra Papillomavirus e carcinoma della cervice uterina?

Alcuni HPV sono definiti ad alto rischio perché, anziché provocare la sola infezione primaria, sono collegati all’insorgenza di vari tipi di tumore, soprattutto della cervice uterina nella donna, ma anche del pene, dell’ano, della vulva e altri della zona ano-genitale. In altri termini, le infezioni primarie da HPV sono in genere transitorie, ma quelle causate da HPV ad alto rischio possono dare forme persistenti che evolvono verso il carcinoma. In questi casi, il tempo che intercorre tra la prima infezione della cute e l’insorgenza delle lesioni precancerose (lesioni che precedono la formazione del cancro) è di circa 5 anni, mentre la latenza (il periodo in cui non si evidenziano lesioni visibili) per l’insorgenza del Carcinoma (tumore dei tessuti epiteliali) cervicale può essere di 20-30 anni. Purtroppo, l’epidemiologia del Carcinoma della cervice uterina è ancora attestata su numeri preoccupanti. In Italia si verificano ogni anno circa 3500 nuovi casi di Carcinoma della cervice uterina e 1500 decessi. E questo tumore maligno è il primo riconosciuto dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come totalmente riconducibile a un’infezione.

Sono molte le persone infettate da questa virus?

L’infezione da Papillomavirus umano (Human Papilloma Virus, HPV) è molto frequente, soprattutto nella popolazione adulta femminile: si stima, infatti, che almeno il 75% delle donne sessualmente attive si infetti nel corso della vita con un HPV e che oltre il 50% si infetti con un tipo ad alto rischio oncogeno (rischio di sviluppare un tumore). In Italia, oggi, si osserva una prevalenza per qualunque tipo di HPV compresa tra il 7% e 16%. La prevalenza è più elevata nelle giovani donne sessualmente attive, mentre un secondo picco si nota nelle donne intorno alla menopausa o dopo. Per quanto riguarda i tumori causati dal virus, basti sapere che il Carcinoma della cervice uterina è attualmente al secondo posto tra i più frequenti tipi di tumore femminile.

Vi sono regole pratiche da rispettare se si teme di aver avuto un rapporto a rischio?

In primo luogo, è bene evitare di effettuare lavande vaginali interne dopo il rapporto perché faciliterebbero la risalita di eventuali germi nell’utero, aumentando quindi il rischio di nuove infezioni; inoltre, rimuovendo la normale flora batterica della vagina, che ha fisiologicamente un effetto protettivo, la si rende più suscettibile all’attacco di qualsiasi tipo di patogeni. In secondo luogo, è meglio evitare di ricorrere empiricamente a una terapia antibiotica, che potrebbe essere inefficace contro l’agente patogeno in questione (soprattutto se si tratta di un virus).