LINFOMA DI HODGKIN

Definizione

Il linfoma di Hodgkin (così chiamato dal nome del primo medico che lo ha descritto) è un tumore che origina nel sistema linfatico, il sistema che protegge l’organismo dagli attacchi esterni. Fanno parte di questo sistema anche i linfonodi, ghiandole sparse in tutto il corpo, e i linfociti, quei globuli bianchi che hanno una funzione di difesa contro gli agenti estranei all’organismo. 
 
Quando i linfociti si sviluppano in modo anomalo o non muoiono quando dovrebbero (meccanismo di “morte programmata” o Apoptosi), possono accumularsi nei linfonodi e dare così origine a masse tumorali.
 
La malattia colpisce prevalentemente i giovani tra i 20 e i 30 anni (ma anche, con frequenza minore, i bambini o gli anziani). Ha elevatissime probabilità di guarigione.

Cause

Ancora oggi non si conoscono esattamente le cause alla base della malattia. 
 
Certo è che, come tutte le neoplasie, anche i linfomi possono essere considerati malattie genetiche, in cui il DNA delle cellule è modificato. 
 
Inoltre, vi sono alcuni fattori di rischio conosciuti: uno dei più importanti è sicuramente l’inquinamento ambientale. Sotto accusa, in particolare, l’uso e la conseguente diffusione nell’ambiente di radiazioni, pesticidi e alcuni agenti fisico-chimici, come il benzene, impiegato nella produzione di carburanti, materiale plastico, gomme e coloranti. 
 
Anche malattie (ad es., AIDS) o l’utilizzo di farmaci (ad es., cortisonici), che deprimono le difese immunitarie, possono aumentare il rischio di linfomi. Infine, pure i virus assumono un ruolo importante: si è visto che le persone colpite da virus, come quello della mononucleosi infettiva o gli herpes virus, sono più soggette ai linfomi. Si tratta, infatti, di virus che, una volta entrati nell’organismo, non vengono più sconfitti: rimangono “calmi” fin quando non si presentano le condizioni favorevoli per un nuovo attacco. In alcuni casi, possono inserirsi nel DNA delle cellule, contribuendo alla nascita di tumori e linfomi.

Sintomi

Indipendentemente dal tipo e dall’aggressività, i linfomi sono tutti caratterizzati dalle stesse manifestazioni. 
 
Il sintomo più tipico è l’ingrossamento di una ghiandola linfatica: quello dei linfonodi superficiali è ben visibile, mentre quello delle ghiandole profonde è più difficile da vedere. In questo caso, i sintomi sono legati alla compressione, da parte del linfonodo, degli organi vicini. Ad esempio, i linfonodi al torace possono causare tosse e mancanza di fiato, quelli all’addome disturbi addominali (come mal di pancia). 
 
La persona colpita da linfoma può anche presentare altri sintomi generici, come febbricola persistente e senso di stanchezza. In alcuni casi può subentrare anche una perdita di peso ingiustificabile. Si è visto poi che in molti casi il linfoma è accompagnato da prurito generalizzato e inspiegabile e profusa sudorazione notturna.

Diagnosi

Se i sintomi persistono per più giorni e non accennano a diminuire nemmeno con un po’ di riposo, è bene rivolgersi al medico di base per sottoporsi a un controllo. È molto importante non trascurare i segnali e non rimandare la visita: prima si interviene, maggiori sono le probabilità di successo. 
 
Il medico, in genere, interroga la persona sui sintomi e la visita, controllando anche i linfonodi ingrossati. 
Può inoltre richiedere un’ecografia, che permette di stabilire se il nodulo ingrossato è una semplice infiammazione o se invece può nascondere problemi più seri.
 
Se sospetta la presenza di un linfoma, può consigliare di rivolgersi a uno specialista (oncologo o ematologo), il quale, vista la sua esperienza, è già in grado di fare una prima diagnosi visitando il paziente e rivolgendogli alcune domande. 
Tuttavia, la certezza può derivare solo da un’analisi specifica, da eseguire in ospedale: la Biopsia di un campione di tessuto.

Cure

Le cure dei linfomi vanno necessariamente stabilite dallo specialista, a seconda della situazione specifica.
 
Nella maggior parte dei casi, il medico decide di ricorrere alla chemioterapia, che consiste nell’uso di particolari farmaci che sono in grado di distruggere le cellule tumorali. Questi preparati sono veicolati dal flusso ematico, quindi sono in grado di raggiungere le cellule tumorali in ogni parte dell’organismo.
 
In alcuni casi, lo specialista decide di associare la chemioterapia all’uso di farmaci che agiscono in modo mirato sulle cellule malate. Si tratta di molecole prodotte in laboratorio. Vengono somministrate direttamente in vena e funzionano come sorte di missili: vanno dirette al bersaglio, uccidendo le cellule tumorali, senza intaccare quelle circostanti.

Alimentazione

Non esistono alimenti in grado di prevenire o curare la malattia.