RISCHIO CARDIOVASCOLARE NELLE DONNE

Definizione

Negli ultimi dieci anni le evidenze della ricerca in ambito di rischio cardiovascolare si sono focalizzate anche sulle donne, o meglio sulle differenze legate al sesso
 
Prima, nell’ambito della salute della donna, si consideravano con maggiore attenzione i tumori e le malattie del seno e dell’apparato riproduttivo (ovaio, utero e annessi): pertanto, i piani di prevenzione per la salute della donna erano maggiormente centrati su queste malattie.

Dalla fine degli anni Novanta a oggi, è stato evidenziato dagli studi che, in percentuale, un maggior numero di donne, rispetto agli uomini della stessa età, muore per malattie cardiovascolari, soprattutto per infarto miocardico. Questa osservazione riguarda tutti i Paesi a stile di vita occidentale, Italia compresa.

In proposito, un’analisi del 2007 condotta negli Stati Uniti ha confermato che le donne giunte in ospedale con infarto (analizzate 16.000 pazienti ricoverate in 800 ospedali) presentavano condizioni più severe degli uomini. Le donne studiate, di fatto, più spesso soffrivano di ipertensione, diabete e ipercolesterolemia (dislipidemia con aumento dei livelli del colesterolo nel sangue); inoltre, apparivano più anziane e malnutrite.

Cause

Le ragioni per cui la donna, oggigiorno, risulta più esposta alle malattie cardiovascolari sono da ricercare non solo nelle differenze fisiologiche tra i due sessi legate all’età (la menopausa opera nella donna cambiamenti che promuovono le dislipidemie e lo sviluppo delle cardiopatie su base aterosclerotica), ma anche nell’effettiva presenza di fattori di rischio che si aggiungono. 
 
Questi fattori possono riguardare anche lo stile di vita e sono, per esempio, lo stress, l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta e la sedentarietà.
L’età più esposta è quella >65 anni, età in cui le donne subiscono cambiamenti metabolici progressivi che, nel tempo, le rendono simili all’uomo dal punto di vista del rischio cardiovascolare.

Sintomi

Anche i sintomi dell’evoluzione dell’aterosclerosi e delle complicanze della dislipidemia sembrano diversi nella donna rispetto all’uomo.
 
Di fatto, la menopausa produce cambiamenti metabolici (aumento del colesterolo totale e LDL e diminuzione del colesterolo HDL, aumento dei trigliceridi, aumento del pannicolo adiposo, aumento del peso, diminuzione della sensibilità all’insulina con difetti del Metabolismo del glucosio) le cui complicanze acute a livello cardiovascolare (infarto e ictus) tardano a manifestarsi. 
 
Inoltre, la percezione femminile del dolore acuto, come quello che si riscontra per esempio nell’infarto, è diversa dalla percezione maschile. In pratica, le donne mal riconoscono il dolore “cardiaco” o lo sopportano più pazientemente rispetto agli uomini, per cui si ritardano la diagnosi e la cura appropriata.

Per prima cosa, ogni donna che alla soglia dei 55 anni non conosce lo stato di salute del suo cuore deve essere invitata dal proprio medico a sottoporsi a un ECG (elettrocardiogramma) e almeno una volta l’anno dovrebbe tenere sotto controllo gli esami del sangue.

Questi controlli devono essere più frequenti se la donna proviene da una famiglia nella quale si evidenziano rischi aggiuntivi, come le dislipidemie (ipercolesterolemia e/o ipertrigliceridemia), il diabete, l’ipertensione e l’obesità.

In sintesi, le correzioni della dieta e dello stile di vita sono fondamentali per la salute del cuore ai fini di una prevenzione primaria (prima di un evento acuto) e secondaria (dopo un evento acuto per evitare le ricadute) anche per le donne.