RIABILITAZIONE INFARTO

In cosa consiste

La riabilitazione dopo un infarto miocardico acuto consiste in una serie di interventi sanitari da attuare il più precocemente possibile (dopo 24 ore e comunque a paziente clinicamente stabile), che hanno l’obiettivo di:

- avviare un’adeguata informazione 
- controllare l’instabilità emotiva del paziente   
- prevenire le complicanze da prolungato allettamento.

Il piano riabilitativo ha luogo presso Centri Specializzati nei quali il paziente viene trasferito direttamente dopo la degenza ospedaliera in Unità di Terapia Intensiva Coronarica e nella divisione di Cardiologia. 
 
I responsabili della programmazione e della realizzazione effettiva degli interventi riabilitativi formano un’équipe multidisciplinare (infermieri specializzati, fisioterapisti, psicologi, cardiologi). 
 
Il primo approccio al malato è di tipo educazionale e di tipo informativo sulla malattia, sui fattori di rischio, sull’iter (percorso di accertamenti ed esami) diagnostico e sulla possibile evoluzione.

Programma

Il programma di intervento riabilitativo è preceduto in genere da una fase di mobilizzazione precoce passiva, attiva e graduale che si effettua dapprima a letto e poi in camera. Questa delicata fase viene condotta in rapporto all’andamento clinico del paziente e ha lo scopo di prevenire le complicanze dell’allettamento prolungato, di favorire l’autonomia funzionale e di preparare il paziente all’esecuzione di un test ergometrico.
 
Tutto ciò che riguarda l’intervento riabilitativo di pazienti che hanno superato la fase acuta di un infarto miocardico è diretto in primo luogo all’assistenza clinica mirata al controllo delle complicanze, alla stratificazione (identificazione e classificazione) del rischio di possibili ricadute e all’impostazione di una corretta strategia terapeutica (programmazione efficace delle cure).
 
L’obiettivo della stratificazione del rischio è di individuare sottogruppi di pazienti con differente evoluzione prognostica (decorso della malattia che comprende probabilità di guarigione o di aggravamento). Identificare il rischio di ogni paziente è fondamentale e preliminare alla riabilitazione perché consente agli operatori sanitari di scegliere il tipo di intervento riabilitativo da adottare.

 

Classificazione
 
Gli elementi fisiopatologici che determinano la stratificazione del rischio e quindi la prognosi (evoluzione) sono:

  • L’ischemia residua (la presenza di aree miocardiche ipossigenate persistente dopo che l’area infartuata è stata rivascolarizzata)
  • La funzione residua del ventricolo sinistro
  • L’instabilità elettrica (la presenza di persistenti modificazioni dell’elettrocardiogramma [ECG])
  • L’età

Questi elementi consentono di classificare i pazienti in sottogruppi a basso, medio e alto rischio, secondo criteri diversi sintetizzati come segue.

 
Basso rischio
(presenza contemporanea):
a. Evoluzione clinica predimissione non complicata (assenza di ricorrenza ischemica, insufficienza cardiaca)
b. Buona capacità lavorativa
c. Frazione di eiezione del ventricolo sinistro >45%
d. Assenza di aritmie
e. Assenza di ischemia miocardica a riposo e durante sforzo.

 
Rischio medio
(sufficiente un criterio):
a. Ischemia miocardica a soglia media
b. Frazione di eiezione del ventricolo sinistro del 30-45%
c. Aritmie ventricolari poco severe
d. Fibrillazione atriale persistente
e. Ridotta capacità lavorativa

 
Rischio alto
(sufficiente un criterio):
a. Evoluzione clinica predimissione complicata
b. Frazione di eiezione del ventricolo sinistro <30%
c. Frazione di eiezione del ventricolo sinistro del 30-45% con bassa tolleranza allo sforzo
d. Ischemia a bassa soglia di induzione
e. Aritmie ventricolari severe a riposo e/o durante sforzo
f. Non eseguibilità del test ergometrico per cause cardiache

 
L’età rappresenta un rischio aggiuntivo indipendente, con incremento che si moltiplica a partire da 65 anni. Sulla base del rischio cardiovascolare così definito, l’intervento riabilitativo assumerà caratteristiche diverse per contenuti (attività fisica, dieta, correzione dello stile di vita, farmaci) modalità, tempi e impegno.

Nel programma riabilitativo vanno anche considerati i seguenti fattori di rischio modificabili di malattia coronarica:

  • Dislipidemia
  • Ipertensione arteriosa
  • Fumo di sigaretta
  • Diabete
  • Obesità
  • Iperfibrinogenemia

 
Un valore di colesterolo >200 mg/dl identifica i soggetti nei quali il problema dell’iperlipidemia deve essere affrontato sia con i farmaci sia con una dieta adeguata. 
L’obiettivo è di portare la colesterolemia al di sotto di 200 mg/dl e il colesterolo LDL a <100 mg/dl.