ANGIOPLASTICA

Definizione

Il suo nome per esteso è Angioplastica Coronarica Transluminale Percutanea o PTCA e consiste nella dilatazione meccanica, senza un vero e proprio intervento chirurgico, delle Arterie coronarie.

E’ comunemente detta angioplastica con palloncino, perché un palloncino gonfiabile è lo strumento che viene usato per riaprire i vasi parzialmente o totalmente ostruiti dalle placche aterosclerotiche.

L’angioplastica ha lo scopo di ripristinare il flusso di sangue nelle arterie che irrorano il cuore.
Le coronarie infatti, come altri vasi arteriosi dell’organismo, possono ammalarsi di aterosclerosi, ossia possono essere ostruite da colesterolo e altre sostanze che si depositano sulla parete formando accumuli sempre più voluminosi, che a un certo punto impediscono il passaggio del sangue nel vaso stesso.

Questo processo richiede un po’ di tempo per verificarsi e in tale periodo il soggetto non avverte sintomi, ma quando è raggiunta un’ostruzione critica, il flusso di sangue al cuore diventa insufficiente e si ha l’ischemia del miocardio, che si manifesta con l’insorgenza di angina o di un infarto.

Più frequentemente ciò accade dopo una certa età e in soggetti che hanno una storia familiare di malattie cardiache, fumano, hanno pressione alta, elevati livelli di colesterolo nel sangue e diabete o sono sovrappeso.

Eseguita in corso di infarto acuto, l’angioplastica (detta in tal caso "primaria") riapre il vaso occluso e limita l’estensione del danno, salvando tanto più tessuto cardiaco quanto più precocemente viene effettuata e diminuendo il rischio di complicanze come lo scompenso cardiaco.

Complicazioni

La frequenza di complicazioni aumenta con l’età del paziente ed è legata alle sue condizioni generali di salute. A livello dell’arteria punta, possono comparire complicanze locali minori come un ematoma (raccolta di sangue), uno pseudoaneurisma (dilatazione) o una fistola artero-venosa (comunicazione tra arteria e vena).

In alcuni soggetti si manifesta allergia al mezzo di contrasto, che può dare un semplice arrossamento della cute oppure, assai raramente, portare a un’importante reazione anafilattica (0,15-0,7% dei casi).
Dopo anni di ampio utilizzo è stato comunque verificato che i benefici sono di gran lunga superiori ai rischi.

Vantaggi e svantaggi

Le alternative all’angioplastica sono la terapia medica e l’intervento chirurgico di by-pass.
L’angioplastica è una tecnica sicura ed efficace e rispetto all’intervento chirurgico è meno invasiva, comporta rischi limitati e tempi di ripresa molto più brevi (di solito si può lasciare l’ospedale il giorno dopo la procedura). Tuttavia esistono delle condizioni in cui il bypass risulta necessario, per esempio quando vi sono molte Arterie coronarie diffusamente malate.

Nella terapia dell’infarto acuto, sembra ormai accertato che l’efficacia dell’angioplastica primaria sia superiore ai trombolitici, i farmaci comunemente usati per sciogliere il coagulo che impedisce il flusso nelle coronarie. Tuttavia, mentre la terapia medica è sempre disponibile, l’angioplastica richiede personale specializzato e un laboratorio di emodinamica aperto 24 ore su 24.

Il rischio fondamentale dell’angioplastica è che il vaso dilatato dal palloncino può richiudersi subito dopo la procedura (restenosi acuta) o dopo un periodo di tempo variabile (restenosi a distanza), di solito entro 6 mesi, per il riformarsi della placca aterosclerotica. L’utilizzo di stent ha notevolmente migliorato questo aspetto, portando la percentuale di restenosi da circa 40-50% con la sola angioplastica a circa il 10-20% in presenza di stent.

L’introduzione in commercio degli "stent medicati", cioè trattati con farmaci il cui rilascio riduce la possibilità di restenosi all’interno dello stent, ha consentito un ulteriore passo avanti.
L’unico svantaggio dell’impianto di stent è la necessità che il paziente assuma, per almeno un mese dopo l’intervento, farmaci che ostacolino l’Aggregazione delle Piastrine del sangue sullo stent stesso.