AIDS

Definizione e cause

L’Aids è un’infezione contagiosa che fa parte delle malattie sessualmente trasmesse (MST).

È veicolata dall’HIV (Human Immunodeficiency Virus), il virus dell’immunodeficienza umana: una volta entrato nell’organismo, l’agente infettante si insidia nelle cellule e si moltiplica, andando a distruggere in maniera progressiva i Linfociti T di tipo CD4, componenti importanti del sistema immunitario (il naturale sistema di difesa dell’organismo).

L’organismo di una persona malata, dunque, nel tempo perde la sua capacità di difesa e si indebolisce sempre di più, diventando maggiormente vulnerabile all’attacco di agenti estranei e nocivi.

Dopo essere stata contagiata dall’Hiv, una persona attraversa il cosiddetto “periodo finestra”, che dura mediamente 4-6 settimane, ma che può estendersi anche fino a 6 mesi. Si tratta dell’intervallo che trascorre fra il momento del contagio e la comparsa nel sangue degli anticorpi contro l’Hiv. L’organismo contagiato, infatti, dopo il primo contatto con il virus inizia a produrre anticorpi specifici diretti contro il virus stesso, riscontrabili nel sangue a distanza di qualche settimana.

Durante il periodo finestra la persona è sieronegativa, perché nel suo sangue non sono dosabili gli anticorpi, tuttavia è comunque in grado di trasmettere l’infezione. Terminato il periodo finestra, la persona diventa sieropositiva: significa che l’infezione è in atto, che gli anticorpi sono presenti nel sangue e che è possibile trasmettere il virus ad altre persone.

Cause

Il virus HIV è contenuto nel sangue, nelle secrezioni genitali (secrezioni vaginali, liquido pre-eiaculatorio, sperma) e nel latte materno delle persone infette. Si rischia il contagio quando si entra in contatto con questi liquidi infetti. I bambini possono contrarre l’infezione da una madre sieropositiva non solo con l’allattamento, ma anche durante il periodo fetale e al momento del parto.

Oggi, la maggior parte dei contagi avviene per rapporti sessuali a rischio, cioè con partner infetti e senza uso del preservativo. La trasmissione è possibile, anche se le mucose sono integre. Tutte le pratiche sessuali che favoriscono traumi possono provocare un aumento del rischio di trasmissione.

Per questo motivo i rapporti anali sono a maggior rischio (la mucosa dell’ano è più fragile e meno protetta di quella vaginale). Anche lacerazioni e lesioni dei genitali causate da altre patologie possono far aumentare il rischio di contagio.

Sintomi

Anche dopo la comparsa degli anticorpi, l’infezione può progredire in maniera silente per anni. La persona sieropositiva, dunque, può vivere a lungo senza avvertire alcun sintomo o con sintomi vaghi come: stanchezzadimagrimentodiarrea per lungo periodo senza causa apparente, ingrossamento dei linfonodidel collo e delle ascelle, difficoltà a respirarefebbrelividi sulla pelle. Questo accade fino a quando la malattia diventa clinicamente conclamata a causa della comparsa di una o più infezioni cosiddette “opportunistiche”. A provocarle sono agenti patogeni che in genere non riescono a infettare le persone sane, ma solo quelle con un sistema immunitario fortemente compromesso, come succede appunto in presenza di Hiv. Fra le infezioni opportunistiche più comuni fra i malati di Aids ci sono: la polmonite, la toxoplasmosi(malattia infettiva che può colpire diversi organi, come polmoni, fegato, cuore), l’herpes, i funghi, i tumori.

Diagnosi

Per diagnosticare la malattia è necessario ricercare gli anticorpi anti-HIV nel sangue, attraverso un semplice test. Da quando il virus entra nell’organismo al momento in cui si possono scoprire gli anticorpi nel sangue passano da poche settimane a 6 mesi. Per questo, se si sono avuti comportamenti a rischio, è bene effettuare il test al termine del sesto mese dall’ultimo rischio di contagio (periodo finestra). Dal contagio (infezione da HIV) alla malattia vera e propria (AIDS) l’arco di tempo è più lungo: da 6 mesi a 15 anni. Infatti, essere sieropositivi all’Hiv non significa sempre essere ammalati. La sieropositività è quella condizione in cui viene riscontrata la presenza di anticorpi anti-Hiv, ma non sono ancora comparse le infezioni opportunistiche (tipo polmonite, toxoplasmosi, esofagite eccetera) come invece avviene nell’Aids conclamata.

Cure

Il trattamento dell’AIDS va stabilito dallo specialista caso per caso. Si basa sull’uso di farmaci antiretrovirali, che attaccano il virus responsabile della malattia, cercando di indebolirlo e sconfiggerlo, in modo che non possa più replicarsi nelle cellule dell’organismo malato. La cura, dunque, ha lo scopo di limitare la moltiplicazione del virus HIV, consentendo la ripresa del sistema immunitario. Al momento la terapia non permette di eradicare il virus.

Alimentazione

Un regime alimentare sano ed equilibrato aiuta a rafforzare il sistema immunitario. Per questo, nella dieta quotidiana non devono mai mancare tutti i principali nutrienti: carboidrati, proteine, vitamine (si trovano in frutta e verdura), sali minerali (sono contenuti in cereali integrali, carne bovina, legumi secchi, frutta secca) e, anche in quantità limitate, i grassi (olio d’oliva, burro, margarina).

Solo in questo modo, infatti, il sistema immunitario riesce a essere pienamente efficiente. Ideale sarebbe, poi, aumentare il consumo di frutta e verdura, alimenti ricchi di antiossidanti, vitamine e minerali. La vitamina C, in particolare, svolge un’azione antisettica (è cioè in grado di combattere i germi), partecipa a importanti attività dell’organismo che possono influenzare il sistema immunitario ed è anche un ottimo antiossidante (gli antiossidanti, in genere, sono capaci di aumentare la resistenza delle mucose alla penetrazione di batteri e virus). Via libera, dunque, ad agrumi, kiwi, pomodori, peperoni e verdura cruda in genere. Molto importanti sono anche lo zinco e il magnesio che sono in grado di attivare la produzione dei linfociti, le cellule che fanno parte del sistema di difesa naturale dell’organismo. Lo zinco si trova nella carne, nel pesce, nella crusca, nel lievito e nel germe di grano, mentre il magnesio è presente nei cereali integrali, nei germogli di soia, nei legumi, nella carne e nel latte. Un aiuto prezioso per stimolare le difese immunitarie arriva anche dalla vitamina A, che è contenuta nei cavoli, nelle patate dolci, nei pomodori e nelle carote. Infine, le verdure a foglia verde aiutano a rafforzare le barriere dell’organismo: contengono, infatti, la vitamina E, un antiossidante naturale efficacissimo anche contro l’invecchiamento e il rafforzamento delle cellule.

FAQ

È vero che la diffusione dell’AIDS si è fermata nel mondo?

No, non è affatto vero. È più corretto dire che l’AIDS ha presentazioni diverse rispetto a quelle di circa 30 anni fa quando venne descritto il primo caso. Da allora purtroppo l’infezione da virus HIV è andata sempre in crescendo. Più della metà delle nuove infezioni di AIDS ogni anno interessa giovani nel gruppo di età 15-24 anni. Alcuni studi condotti in Paesi africani mostrano un’Incidenza del 12-13% di infezioni da HIV in ragazze in gravidanza di 15-19 anni di età.

Perché tutto ciò che è stato fatto fino ad ora non ha funzionato?

In Italia, come in tutta Europa, esiste un problema non risolto: quello della diagnosi tardiva. È questa la tendenza comune a tutti i Paesi europei denunciata dal convegno mondiale sull'AIDS tenutosi a Città del Capo, in Sudafrica. 
In genere, in Italia e non solo, ad arrivare tardi alla diagnosi di sieropositività sono nella maggior parte dei casi gli eterosessuali di età compresa tra i 40 e i 60 anni. 
Infine è necessario ricordare che una persona sieropositiva che ha rapporti sessuali non protetti può infettare il proprio partner, peggiorare la propria situazione reinfettandosi (con un HIV diverso dal proprio) o contrarre altre infezioni a trasmissione sessuale. E così il ciclo del contagio continua indisturbato.

Qual è la situazione dell’Italia?

I dati epidemiologici svelano che in Italia il numero dei casi di HIV e Aids è in calo da oltre 10 anni grazie ai miglioramenti sul fronte della prevenzione e delle terapie.

I dati relativi al sistema di sorveglianza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv indicano che nel 2015 sono state riportate 3444 nuove diagnosi di infezione da Hiv, pari a 5,7 nuovi casi per 100.000 residenti. L’incidenza più elevata è stata registrata nel Lazio, in Lombardia, in Liguria e in Emilia-Romagna.

La distribuzione tra i sessi vede i maschi coprire il 77,4% dei casi, con un’età mediana di 39 anni. 36 anni è l’età mediana per le femmine. L’incidenza più alta è stata osservata nella fascia d’età 25-29 anni (15,4 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

Nel 2015 la maggioranza delle nuove diagnosi di infezione da Hiv è attribuibile a rapporti sessuali non protetti, che costituiscono l’85,5% di tutte le segnalazioni. Inoltre, il 28,8% delle persone diagnosticate come Hiv positive è di nazionalità straniera. L’incidenza è di 4,3 nuovi casi di Hiv per 100.000 italiani residenti e 18,9 nuovi casi di infezione da Hiv per 100.000 stranieri residenti. Tra gli stranieri, l’incidenza dell’Hiv è più elevata in Abruzzo, Campania, Molise, Puglia, Sicilia e Sardegna. Tra gli stranieri, la quota maggiore di casi era costituita da eterosessuali femmine (36,9%), mentre tra gli italiani da Msm (48,1%). Nel 2015 oltre la metà dei casi segnalati con una nuova diagnosi di Hiv era già in fase avanzata di malattia: il 54,5% è stato diagnosticato con un numero di linfociti CD4 inferiore a 350 cell/μL.

Nel 2015 il 32,4% delle persone con una nuova diagnosi di infezione da Hiv ha eseguito il test per la presenza di sintomi che facevano sospettare un’infezione da Hiv o l’Aids, il 27,6% in seguito a un comportamento a rischio non specificato e il 13,2% nel corso di accertamenti per un’altra patologia.

Qual è la situazione nel mondo?

Nel mondo ci sono 36,7 milioni di persone affette dal virus dell’hiv. Ma solo metà di loro sta seguendo unaterapia antiretrovirale, ovvero assume farmaci che inibiscono lo sviluppo della malattia. Mentre, solo lo scorso anno, sono stati diagnosticati oltre 2 milioni di nuovi casi. Sono questi i numeri diffusi da Unaids, il programma lanciato dalle Nazioni unite per contrastare la diffusione dell’epidemia, in occasione della Giornata mondiale per la lotta all’Aids dello scorso primo dicembre.

Un’epidemia che colpisce soprattutto il continente africano. È qui che si registrano 25 dei 37 milioni di casi di contagio da hiv. L’anno peggiore è stato il 1995, con 5.563 nuovi casi di Aids e 4.582 morti legate a questa patologia. Tra il 1996 e il 1998 si è invece assistito a un drastico calo, che prosegue ancora oggi. Per quanto lo scorso anno le statistiche dell’Iss parlino ancora di 863 diagnosi. E nel 2013, ultimo anno per cui sono disponibili i dati del registro della mortalità compilato dall’Istat, si siano contati ancora 654 decessi dovuti alla sindrome da immunodeficienza acquisita. (Fonte WIRED)

Attualmente, dunque, l’emergenza riguarda soprattutto la scarsa attenzione ai comportamenti sessuali, specialmente fra i giovani. Accanto a questo, c’è poi il problema della diagnosi tardiva. Oltre il 60% delle persone che riceve una diagnosi di AIDS, infatti, scopre di essere sieropositiva solo al momento, o poco prima, della diagnosi di malattia conclamata. Molto peggio di quanto accadeva in passato: la quota di coloro che giungono tardi alla consapevolezza di essere sieropositivi è salita di più del 30% negli ultimi anni.

Quali sono i farmaci disponibili per curare l’AIDS? 

La ricerca farmacologica nel campo delle infezioni da retrovirus, come è l’HIV, ha fatto e continua a fare passi da gigante, soprattutto negli ultimi anni. In pratica, i farmaci per curare l’AIDS hanno lo scopo primario di impedire la replicazione del patrimonio genetico del virus HIV, ostacolando quindi la riproduzione virale. Nessuno di questi farmaci è in grado di risolvere l'infezione, ma possono comunque mantenere sotto controllo il virus e rallentare lo sviluppo della malattia, anche per molto tempo. Nella maggior parte dei casi, i malati conclamati (coloro che hanno già la malattia in fase avanzata) vengono curati anche con "cocktail" di farmaci, in questo modo si tenta di aumentarne l'efficacia e prevenire lo sviluppo di resistenze. Nei casi molto delicati, la persona malata di AIDS risulta fortemente esposta alle infezioni sovrapposte, sia batteriche sia virali e anche da funghi (micosi). Quindi oltre al trattamento con gli antivirali specifici anti-HIV va aggiunto un trattamento con antibiotici e antimicotici (antifungini).