Glicemia Postprandiale

Sigla/sinonimi
Glicemia postprandiale.
 
Descrizione dell’esame
Concentrazione di glucosio nel plasma (parte liquida del sangue) 2 ore dopo il pasto.
È solitamente espressa in mg/dl (milligrammi di glucosio per decilitro di sangue) o, più raramente, in mmol/l (millimoli di glucosio per litro di sangue).
 
Tipo di campione
Sangue.
 
Valori di riferimento
Sono considerati normali valori <140 mg/dl.
NB: I valori pubblicati sono indicativi; i dati di laboratorio devono essere sempre interpretati dal medico curante.
 
Preparazione all’esame
Nei 3 giorni precedenti il test, è bene adottare una dieta ad elevato contenuto di carboidrati. Nel giorno dell’esame, il pranzo deve contenere circa 100 grammi di carboidrati. Il prelievo di sangue si esegue esattamente 2 ore dopo la fine del pasto; in questo intervallo di tempo occorre evitare di bere, fumare e fare attività fisica.
 
Significato diagnostico
La glicemia postprandiale misura i livelli di glucosio nel sangue 2 ore dopo l’ingestione di un pasto ricco di carboidrati (zuccheri). Può essere valutata dopo un pasto normale oppure dopo somministrazione orale di una quantità standard di glucosio (test da carico orale di glucosio o OGTT). 
 
L’ingestione di carboidrati si accompagna a un aumento della glicemia, che raggiunge il massimo livello (picco glicemico) circa 60-120 minuti dopo il pasto. Ciò è legato all’entrata in circolo del glucosio derivante dalla digestione degli alimenti e assorbito a livello intestinale. In condizioni normali, a tale incremento corrisponde un rapido aumento della secrezione di insulina da parte del pancreas, in modo che la glicemia postprandiale, nelle persone sane, assai raramente sale al di sopra di 140 mg/dl e ritorna ai valori precedenti circa 3 ore dopo il pasto. 
 
In presenza di diabete, la risposta insulinica non è così pronta, per carenza o per difetto di funzionamento di tale ormone, e la glicemia postprandiale sale oltre i livelli considerati normali, determinando picchi di glucosio (iperglicemia post-prandiale) che, ripetuti nel tempo, risultano molto dannosi per la salute di vasi sanguigni, occhi, reni e nervi. È stato infatti accertato che lo sviluppo delle complicanze del diabete (infarto cardiaco, ictus, insufficienza renale, perdita della vista, ecc.) è da porsi in relazione all’iperglicemia postprandiale tanto quanto, se non in misura superiore, all’iperglicemia basale (a digiuno).
 
La misura della glicemia postprandiale può essere richiesta per diagnosticare il diabete (valori ≥200 mg/dl) o, a diabete accertato, per verificare che la terapia sia adeguata, ossia riesca a controllare efficacemente anche i picchi glicemici che seguono i pasti, oltre all’iperglicemia a digiuno.
Valori di glicemia postprandiale superiori alla norma (compresi tra 140 e 199 mg/dl), ma non abbastanza per diagnosticare il diabete, indicano una condizione di iniziale alterazione del metabolismo del glucosio (prediabete) caratterizzata dal rischio di progressione a diabete vero e proprio e definita alterata tolleranza al glucosio (IGT).