L'asma “da sforzo” c'è, ma il nemico non è lo sport

Chiedere a tal Giorgio Di Centa, fondista friulano ora 46enne, Campione Olimpico a Torino nel 2006. O al londinese David Beckham, uno dei talenti più cristallini della storia recente del calcio mondiale. Chiedere se avere l'asma possa essere una causa ostativa dell'attività sportiva, specie nell'ambito di discipline durissime che richiedono sforzi fisici e respiratori assai prolungati. La risposta naturalmente c'è già, scritta nei trionfi di questi pazienti eccellenti. Non solo “si può”, con le dovute cautele, ma anzi è la stessa attività motoria a essere fattore essenziale di prevenzione.

 

allergie

Quelle cautele comunque esistono, e vanno prese sul serio, tanto più che esiste una specifica forma d'asma, chiamata proprio “da esercizio fisico” (Eia - exercise induced asthma). La crisi si manifesta solitamente qualche minuto dopo la conclusione dello sforzo, con attacchi di tosse, senso di costrizione toracica, difficoltà respiratorie e sibili, perlopiù in fase espiratoria. È caratterizzata dal “broncospasmo”, ovvero la contrazione muscolare della parete dei bronchi, e può appunto coinvolgere anche soggetti non affetti da “asma bronchiale”, ma con generalmente una predisposizione genetica alle allergie, che pur non si manifestano al di fuori delle situazioni di sforzo.

Non manca qualche mistero sulle cause delle crisi d'Eia, ma sembra si tratti del rapido raffreddamento delle vie aeree dovuto all'aumento della ventilazione bronchiale, che favorirebbe il rilascio di sostanze (quali istamina e leucotrieni), responsabili dell'innesco del broncospasmo. A confermare l'ipotesi, tale forma specifica d'asma coinvolgerebbe perlopiù gli sport all'aria aperta, mentre sarebbe assai raro, ad esempio, nelle tiepide piscine.

L'inalazione di aria caldo-umida è infatti qui ritenuta fattore di prevenzione e di cura. Analogamente, vengono suggeriti farmaci che agiscono preventivamente sull'azione delle sostanze citate, nonché i comuni antiasmatici. Attenzione, però, perché alcuni di quei medicinali sono nell'elenco delle sostanze “dopanti”, sicché è essenziale dotarsi di una certificazione, prodotta dallo specialista, che ne preveda l'uso per motivi clinici.

Riconoscere il problema non è del resto difficile, in quanto, grazie a protocolli oramai consolidati, la diagnosi può effettuarsi tramite una semplice spirometria. Sulle altre forme asiatiche, le cautele per gli sportivi si calibrano in funzione della causa specifica delle crisi. Da sapere, però, per quei tre milioni di italiani affetti da qualche problema d'asma – in rapido aumento: la cautela da seguire non è mai (salvo in casi gravissimi) quella di rinunciare allo sport, che è anzi amico stretto dei nostri polmoni.


FONTI:
pneumologo-ballor.it
ilmiorespiro.it
agi.it