Allergie respiratorie, conta anche il cibo

Abbiamo qui già raccontato come il dilagare delle allergie, assai vistoso negli ultimi anni, sia un problema non solo reale (non è che “si diagnosticano più che in passato, tutto qua”, nient’affatto), ma per certi versi anche misterioso. Ė evidente che “qualcosa è cambiato”, nel mondo e nel nostro modo di vivere.

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Di cosa si tratta? Si può pensare agli inquinanti, e in parte si pensa bene, salvo il fatto che il problema delle emissioni nocive – industriali, domestiche – è oramai perfino più antico. Si può pensare al problema della sedentarietà, e anche qui si pensa bene, tra costrizioni sociali e tecnologiche che ci inducono alla perdita quotidiana di movimento, salvo il fatto che c’è un numero crescente di persone che, in età avanzata, si ribellano alle costrizioni riattivandosi in qualche attività sportiva. Si può pensare inoltre all’innalzamento delle temperature, e anche qui si pensa benissimo, in quanto esse favoriscono e prolungano la stagione dei pollini.

 

Ma su larga scala, verosimilmente, il principale colpevole va trovato altrove, e in particolare nel cibo industrializzato che quotidianamente ingeriamo. In effetti, il drammatico nesso non è più solo una “deduzione”, ma una realtà sempre più solidamente accertata in ambito scientifico. Secondo l’American Academy of Allergy, Asthma and Immunology, ad esempio, circa due terzi degli allergici statunitensi alla betulla accusa disturbi mangiando banalmente sedano o mele.

 

Il problema alimentare dimora peraltro anzitutto altrove, ossia in diete troppo ricche di grassi, in quanto tendono a modificare la flora batterica intestinale, favorendo l’insorgere di infiammazioni (e altre problematiche legate al sovrappeso) e soprattutto disordini nel sistema immunitario, che finisce col “confondersi” e attivare risposte anomale (allergiche) a fronte di sostanze solitamente innocue.

 

Dinanzi alla rinite allergica e altri sintomi nasali od oculari, l’ausilio di medicinali antiallergici resta cruciale, così come i consigli di base, quali l’attenzione all’igiene (specie ai capelli, dove possono depositarsi i vari tipi di pollini), sebbene a sua volta senza eccessi, perché anch’essi sono ritenuti “fattore di rischio”, in quanto tenderebbero a depotenziare il sistema immunitario. Quel che però si sa oggi con crescenti evidenze è che ancor più importante è muoversi “prima” – nonché “durante” e “dopo” - con la leva di un’alimentazione corretta che sia d’aiuto al benessere complessivo, a partire dalle nostre difese immunitarie. Fondamentale, in generale, soprattutto l’apporto di frutta e verdura. E possibilmente calibrare la propria dieta sulla base della forma specifica dell’allergia eventualmente sofferta.

 

FONTI:

corriere.it

aaaai.org

zentiva.it

fondazioneveronesi.it

my-personaltrainer.it