Tumore al polmone, perché cresce tra le donne.

Non mancano le buone notizie dall’ultima edizione annuale, presentata nei giorni scorsi a Roma, sui “Numeri del cancro in Italia”, a cura dell’Associazione italiana di Oncologia medica (Aiom) e dall’Associazione italiana Registri Tumori (Airtum). “Grazie a terapie efficaci e campagne di prevenzione sono aumentate del 24% negli ultimi sette anni le persone vive dopo la scoperta della malattia”, sintetizza il professor Carmine Pinto, presidente nazionale dell’Aiom.

In sintesi, una stima delle diagnosi tumorali in Italia è stata di 369mila nell’anno in corso, circa 4mila in meno rispetto al 2016. E la speranza di vita è nettamente aumentata, sebbene permangano rilevanti sperequazioni tra Regioni (il cancro al Nord colpisce di più, ma al Sud si sopravvive di meno, complici diversi livelli di assistenza, a partire da una minore diffusione degli screening), tra le neoplasie (significativi cali sono registrati ad esempio per il tumore al colon-retto, pur confermandosi la principale forma tumorale, mentre altri aumentano, come pancreas e melanoma), nonché tra i sessi, con tendenze a discapito delle donne.

Il più vistoso punto di sintesi tra le ultime due variabili è costituito proprio dal tumore al polmone tra le donne, che negli ultimi 10 anni ha segnato addirittura un balzo del +49% nel gentil sesso. Sulle ragioni di tale fenomeno, non ci sono molti dubbi, il principale colpevole è la sigaretta, in lieve diminuzione negli ultimi anni tra gli uomini, mentre è aumentata tra le donne.

Sul nesso di causalità tra il fumo e il rischio del tumore al polmone la ricerca scientifica ha ormai un esteso e indiscusso pregresso, che in questi giorni si nutre di un ulteriore tassello. Uno studio della John Hopkins University ha dimostrato come la sigaretta conduca perfino ad anomalie epigenetiche, innescando uno spegnimento dell’attività dei geni orientati proprio alla “protezione” dallo sviluppo tumorale.

La ricerca medica prosegue dunque nei suoi passi, e l’esito è riscontrabile nei cali complessivi della mortalità. Molto di più tuttavia si può fare con i comportamenti personali, tra l’abitudine a screening e a stili di vita più salubri. “Oltre il 40% dei tumori è evitabile”, conclude il prof. Carmine Pinto. Il riferimento è all’inquinamento, a una dieta scorretta e, soprattutto, alla stessa sigaretta, che, numeri alla mano, meriterebbe forse qualche campagna mirata specificamente all’universo femminile.

Fonti

Aiom
Johns Hopkins Medicine
Istat